Le interviste di Defacto Mag | Il terzo romanzo tra evoluzione della serie e personaggi
A distanza di due anni da La luce delle cose, Francesco Mangano riporta in libreria l’avvocato Riccardo Bove con I misteri del Re (Morlacchi Editore), terzo capitolo della saga noir ambientata tra Perugia e Milano. Un romanzo che intreccia un delitto eccellente, l’atmosfera unica di Umbria Jazz e un’indagine sempre più introspettiva sui suoi protagonisti.
A ripercorrere con Defacto Mag l’evoluzione della serie e dei suoi personaggi è lo stesso autore.
“I misteri del Re” è il terzo capitolo dedicato a Riccardo Bove. Quanto è cambiato questo personaggio rispetto a Un respiro in più?
«Riccardo Bove è cambiato perché segue il tempo, la cronologia della sua vita. Il primo romanzo è ambientato nel 2019 e presenta un avvocato con una sorta di sindrome di Peter Pan, celata ma ben presente. Con il passare degli anni prova a dare un senso più compiuto alle proprie scelte.
Alla fine del primo romanzo – e poi nel secondo, “La luce delle cose” – decide di avviare una relazione stabile con Nadia Magistrelli. Si impegna a essere un compagno migliore, ma commette comunque i suoi errori. Nel terzo libro lo incontriamo nell’estate del 2023: è stanco, disilluso e forse consapevole che le sue debolezze non lo abbandoneranno mai».
Il rapporto tra Bove e Nadia Magistrelli si è evoluto fino a renderla una vera coprotagonista. Era un’evoluzione prevista fin dall’inizio?
«No, in realtà “Un respiro in più” nasce come un romanzo autoconclusivo. Il seguito è arrivato perché il libro ha suscitato interesse e l’editore mi ha chiesto di proseguire. La storia, in un certo senso, si è scritta da sola. Già nel secondo episodio Nadia diventa una figura centrale, quasi dominante, fino a trasformarsi in una vera coprotagonista, se non addirittura nella protagonista principale».
Ogni romanzo sembra sempre più introspettivo. È un riflesso della storia o anche una maturazione della sua scrittura?
«Probabilmente entrambe le cose. Ho sempre pensato a un giallo non convenzionale: non mi interessava seguire lo schema classico delitto-indagine-soluzione. Volevo scavare nelle crepe dei personaggi, nella loro quotidianità, con un richiamo al minimalismo della letteratura americana degli anni Novanta. Quelle storie apparentemente ordinarie che sembrano non avere grande rilevanza, ma che alla fine definiscono chi siamo come esseri umani».
Perugia e Umbria Jazz non sono solo uno sfondo, ma sembrano veri e propri personaggi. Che ruolo ha l’ambientazione nella costruzione della tensione narrativa?
«L’ambientazione è una protagonista a tutti gli effetti. Nel primo romanzo volevo raccontare l’anima del centro storico di Perugia, delle sue viuzze, di quella malinconia romantica che la caratterizza.
Nel secondo libro mi sono spostato nelle periferie, tra centri commerciali e zone di confine, con l’invenzione di Pontecarro, l’unica vera concessione alla fantasia dal punto di vista dei luoghi, che invece di solito riporto in maniera estremamente puntuale. Nel terzo, invece, mi interessava raccontare Umbria Jazz: un evento che viene vissuto, ascoltato, annusato, ma che credo sia stato poco raccontato narrativamente, se non in manuali e saggi».
Nel romanzo emerge una visione piuttosto dura della natura umana. Crede che il noir sia il genere più adatto per raccontare certe zone d’ombra?
«Basti un dato: quest’anno l’editoria italiana registra un calo complessivo di oltre l’11% delle vendite, ma il giallo-noir cresce di circa il 9%. Il noir non è più soltanto narrativa di genere: è diventato uno strumento per indagare gli abissi dell’animo umano. Attraverso il diritto – che scandisce tutta la nostra vita, dalla nascita alla morte – raccontiamo regole, trasgressioni, desideri, aspirazioni».
Essendo avvocato, quanto della sua esperienza professionale entra nella scrittura delle indagini e della procedura penale?
«Mi interessava raccontare il mondo forense così com’è davvero. Spesso il lettore ha un’immagine “americana” dei processi, che in Italia non corrisponde alla realtà. Volevo restituire l’attesa, i corridoi dei tribunali, gli avvocati che non sono principi del foro, ma persone che ogni giorno contribuiscono, in modo umile ma fondamentale, al funzionamento della giustizia. Ho seguito con rigore il codice di procedura penale e le norme, cercando però di mantenere una scrittura accessibile anche a chi non è un addetto ai lavori».
Ci sarà un sequel?
«Questo romanzo si chiude in modo particolare. Quando ho iniziato a scriverlo, nel 2023, avevo in mente solo il finale. Non voglio svelare altro: invito semplicemente a leggerlo».

La presentazione
Il libro sarà presentato in anteprima venerdì 19 dicembre alle ore 17.30 nella sala Auditorium dell’Ordine degli avvocati di Perugia, alla presenza del presidente Carlo Orlando, dell’assessore Pierluigi Vossi, l’avvocato Carlo Pacelli e la dottoressa Carla Maria Gingamboni, magistrato della Corte d’Appello di Perugia.
Seconda presentazione domenica 21 dicembre ore 17.30 nella sala Commenda della Biblioteca Gianni Rodari di San Mariano, alla presenza dell’editore Gianluca Galli e del giudice Paolo Micheli, presidente sezione Penale della Corte d’Appello di Perugia.
Francesca Cecchini





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